giovanni masotti

Giornalista e scrittore

L’Italia del Coronavirus in guerra nel Sahel per compiacere “le roi” Macron

Militari delle Forze Speciali tricolori altamente addestrati andranno a contrastare i Tuareg radicalizzati all’Islam

sahel

Può sembrare surreale, ma l’ Italia devastata dal Covid-19 parte armi e bagagli per fare la guerra all’ incalzante terrorismo jihadista nel lontano e impervio Sahel, vasta regione desertica dell’ Africa occidentale dominata dall’ influenza francese, che si estende dalla Mauritania al Sudan passando per Mali, Nigeria, Ciad, Niger e Burkina Faso. Una decisione già concordata a Napoli nell’ incontro bilaterale di febbraio e che l’ emergenza Coronavirus non ha frenato o cancellato, tanta è la voglia del governo Conte di compiacere “le roi” Emmanuel Macron, alleato fondamentale – e certo non disinteressato – nella difficile trattativa europea, per noi vitale, sul Recovery Fund annunciato da Ursula Von der Leyen ma che incontra ancora il gelo dei paesi del Nord con la solita irriducibile Olanda in testa.

Dunque, a inizio settimana, il consiglio dei ministri ha detto sì alla missione dal nome in codice “Takuba”, che porterà un paio di centinaia di militari delle Forze Speciali tricolori altamente addestrati (il numero esatto deve essere ancora definito) nelle dune dell’ area sub-sahariana a contrastare i Tuareg radicalizzati all’ Islam, che solo in questo lasso di 2020 hanno sferrato un centinaio di attacchi a basi militari e obiettivi civili provocando oltre un migliaio di morti, in larga parte inermi contadini cristiani, e sono entrati pesantemente nel business del traffico dell’ immigrazione clandestina aprendo nuovi corridoi ai disperati che hanno ricominciato ad affollare le “rotte della speranza”. Non sarà, insomma, una “passeggiata” o poco più quella dei nostri soldati. Non solo compiti di addestramento e supporto delle forze armate dei governi regolari e delle popolazioni locali: un ruolo “combat” e ad alto rischio molto più che di “training”, come si deduce dalle caratteristiche dei corpi scelti che verranno destinati al Sahel sotto il comando di Parigi ma con regole di ingaggio (almeno quelle) che verranno stabilite a casa nostra. Si parla infatti, tra gli altri, di incursori del Nono Reggimento Col Moschin, di marinai del GOI, di avieri del 17esimo Stormo, di elementi del GIS dei Carabinieri, di parà degli Alpini.

Perché “Takuba” è tanto fortemente sospinta da Monsieur le President? Perché il Sahel – dal Niger al Golfo di Guinea – è l’ ampia porzione del Continente nero rimasta (più o meno saldamente) sotto il controllo di Parigi e del suo neo-colonialismo vorace e affaristico, che tiene in scacco e foraggia i corrotti regimi della regione anche grazie al famigerato franco CFA, la moneta corrente che dipende dalla collaborazione tra la Banca di Francia e le banche centrali degli Stati dell’ antico impero.

Dal punto di vista politico la caccia agli “uomini blu”, i guerrieri nomadi passati sotto le insegne di Daesh, è un cimento importante per l’ ambizioso Macron. Una sorta di prova generale di quell’ esercito comunitario da tempo vagheggiato dal presidente tra l’ orrore di Trump e della Nato e la freddezza della Merkel. Alla task force internazionale che si va formando per l’ operazione “Takuba”, oltre a francesi e italiani, parteciperanno militari cechi, belgi, estoni, ma non tedeschi, né (dopo un primo assenso) norvegesi. Finlandia e altri paesi coinvolti in “missioni di pace” minori all’ interno dell’ Africa stanno riflettendo se aderire. L’ Italia della coalizione rossogialla si è accodata entusiasticamente all’ audace ed egemonico progetto dei cugini transalpini. Ci auguriamo che non se ne debba pentire amaramente. Di certo, i vantaggi per noi sono inferiori all’ azzardo. Deterrenza nei confronti di una nuova ondata di immigrazione “selvaggia”?Sembra francamente un obiettivo residuale rispetto al fine primario di “Takuba”, nata per proteggere i cospicui interessi francesi nel Sahel.

One Reply to “L’Italia del Coronavirus in guerra nel Sahel per compiacere “le roi” Macron”

  • Ho vissuto per 9 mesi nella provincia di Tombouctou come esperto del MAE in un programma di assistenza UNICEF-ITALIA-MALI per la riabilitazione dell’ospedale Puerre Depinay, di cui ero il chirurgien-chef, e per l’assistenza sanitaria territoriale della 6 regione del Paese.
    Ebbene i rapporti con i Touareg erano a dir poco fantastici…popolo leggensario, gli uomini blu, ricco di tradizioni, ma soprattutto fatto da uomini e donne liber*, nomadi, che attraversavano costantemente il Sahel con tutte le durezze che quella vita quotidianamente comporta. Insofferenti alle false frontiere tracciate sulle carte geografiche con i righelli dagli occidentali con inaccettabili steccati nella sabbia del deserto, con divise e controlli da parte di militari di Paesi
    neocostituiti di cui non riconoscono i motivi storico-sociali-tribali della nascita ma che improvvisamente chiedono loro di essere sudditi stanziali,,,chiedono la loro morte. A loro questi militari neri sono sconosciuti, loro i padroni per centinaia di anni del loro cammello, della loro tenda, dei loro armenti, della loro dignità di uomini liberi e fieri, di guerrieri, di carovanieri, del loro cammino nel deserto guidati dagli astri, del loro credo religioso…L’ultimo grande esempio di esseri veramente liberi che il potere, illiberale, schiaccerà a favore di altri uomini, neri, che hanno accettato supinamente la legge del bianco vorace che, come per i pellerossa d’America, li rinchiuderà in un serraglio che toglierà loro pian piano l’ossigeno, la vita.
    Con queste premesse è chiaro che la radicalizzazione islamica ha avuto giuoco facile e i Touareg possono essere anche divenuti terroristi, veramente li abbiamo trasformati loro uomini liberi in terroristi…ma qualcuno ha domandato loro il perchè di questa trasformazione? Non è terrorismo dopo centinaia di anni di totale libertà imporre frontiere, passaporti, bandiere, imporre residenza coatta anche con atti di violenza…che ci vanno a fare i nostri figli in una guerra che non ci appartiene, una delle ultime guerre contro la Libertà tradita proprio da chi la porta nel suo nobilissimo trinomio costituente di 231 anni addietro

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