giovanni masotti

Giornalista e scrittore

Grecia, si volta pagina: verso destra

Hanno deciso le classi medie. Battuto sonoramente l’ex-rivoluzionario comunista Alexis Tsipras, poi convertito all’austerità UE. Tornano i conservatori di Nuova Democrazia con Kyriakos Mitsotakis, economista liberale, rampollo di una delle dinastie d’oro della politica ellenica. Promette crescita, taglio delle tasse, burocrazia semplificata

Grecia si volta pagina

Strano destino, quello dell’ex-rivoluzionario col pugno chiuso Alexis Tsipras, il leader populista fatto in casa che rifiutava sistematicamente di indossare la cravatta anche nelle occasioni più solenni e che tuonava contro l'”Europa dei capitalisti”, promettendo agli affascinati concittadini stremati dalla crisi (esplosa nel 2009) una liberatoria Grexit e che – in appena un anno – si rimangiò invece il suo velleitario vangelo mettendosi come un cagnolino agli ordini della “trojka” per salvare il paese dalla bancarotta creata peraltro dai governi conservatori precedenti. L’ex-enfant prodige osannato e vezzeggiato dalla sinistra italiana, negli ultimi mesi avvicinatosi all’asse che conta Berlino-Parigi-Madrid, ha perso irrimediabilmente il potere proprio dopo aver tirato (più o meno) fuori la Grecia dal periodo più buio della sua storia recente, perché ha comunque pagato a caro prezzo l’indelebile impronta della sua politica “lacrime e sangue” provocata dalla necessità di restituire alla UE, alla Bce e al Fondo monetario internazionale gli ingenti prestiti concessi ad Atene per scansare il default. Meno disoccupazione, timido aumento degli stipendi medi, fuori dall’ energenza sì, ma senza una prospettiva delineata di ripresa.

A soli 44 anni il fondatore della coalizione della “gauche” radicale Syriza si incammina verso un malinconico e precoce tramonto, surclassato – come da lungo tempo indicato dai sondaggi e come anticipato dalla bruciante batosta rimediata alle europee – dal brillante candidato della risorta Nea Dimokratia (“Nuova Democrazia”) Kyriakos Mitsotakis, 51enne, liberale doc ed ex-ministro delle Riforme, economista ed ex-banchiere, due lauree negli USA (una ad Harvard), rampollo di una delle dinastie politiche d’oro della politica ellenica: padre che fu primo ministro, sorella maggiore già sulla poltrona degli Esteri, nipote sindaco di Atene da un mese con un plebiscito di consensi, segnale inequivocabile – questo – del ribaltone in agguato.

Il dieci per cento o quasi – già secondo gli exit poll del tardo pomeriggio, poi confermati dalle prime proiezioni in serata – la forbice che divide i rinati e rinnovati conservatori del “predestinato” Mitsotakis dall’ormai scolorita sinistra di Tsipras, che aveva subìto due scissioni da parte di chi lo accusava di “tradimento” del baldanzoso programma originario di Syriza: 38-42 per cento per i primi; 26,45-30 per cento. Al terzo posto il centro-sinistra erede del socialista Pasok. Al quarto il partito comunista. “Alba Dorata” che uscirebbe dal Parlamento di Atene. Dentro, invece, una nuova formazione di estrema destra nazionalista concorrente, ingrassata dallo sdegno di larga parte della popolazione per l’ accordo stretto con Skopje sul nuovo nome della confinante Macedonia, considerato un affronto e un’ usurpazione bella e buona.

Ma quello che è più significativo è che – per la seconda volta nella storia della democrazia greca – il governo di centro-destra che nascerà potrà molto probabilmente essere un monocolore, come invocava lo stesso Mitsotakis per rendere veloce e senza intoppi il suo ambizioso piano di crescita della nazione ellenica, in linea con quello di molte altre forze moderate europee. L’avversario di cui Tsipras aveva disperatamente (e invano) tentato di ridurre l’appeal presso le classi medie impoverite e vogliose di svolta, facendolo passare per “il principe ereditario delle vecchie famiglie greche” e quindi come un “restauratore”, ha pronto un esecutivo fitto di economisti come lui e punta ad una terapia liberale che scuota la drammatica letargia degli ultimi – spesso drammatici – dieci anni senza intaccare le principali conquiste sociali garantite del premier uscente, come il salario minimo mensile a 650 euro, il ticket nella sanità, il contratto nazionale di lavoro. E, dunque, avanti con un robusto taglio delle tasse da mettere a segno attraverso un’attenta “spending review” nel pubblico, unito ad una campagna di privatizzazioni, alla semplificazione della burocrazia e alla lotta alla corruzione, alla capacità di attrarre investimenti esteri. Tutto, o quasi tutto, legato ad una rinegoziazione senza coltello tra i denti con i partners europei per convincerli a concedere ad Atene maggiori margini di flessibilità nel rispetto degli impegni finanziari pendenti. “Domani si avvierà per la Grecia un futuro migliore”, ha commentato a caldo Mitsotakis. Il mondo delle imprese, la borsa e i mercati finanziari sperano, e puntano su di lui. Un compito non facile per chi dovrà rigalvanizzare un paese depresso e sfiancato, mantenendosi al contempo nei parametri UE. Ma il protagonista del cambio della guardia ad Atene non sembra temere più di tanto l’ardua sfida. E intende battezzare il prima possibile il nuovo esecutivo.

Pubblicato su “Il Tempo”, 8 luglio 2019

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