giovanni masotti

Giornalista e scrittore

Coronavirus: i tedeschi a testa bassa contro la Cina e i suoi criminosi silenzi

Cresce l’ondata di sdegno contro Xi. L’Italia tace.

i tedeschi a testa bassa contro la Cina

Finalmente è accaduto. Tardi, ma è accaduto. Prima voci e sussurri. Richieste di chiarimenti. Sempre più insistenti. Pressanti interrogativi. Tutti, immancabilmente, senza una risposta vera e minimamente convincente. Poi, nelle ultime due settimane, una protesta sempre più alta e gridata, saltati a piè pari diplomatismi e toni soft. Contro Pechino e il dittatore Xi Jinping monta lo sdegno del mondo occidentale, quello più colpito dal micidiale virus sfuggito dal laboratorio batteriologico di Wuhan tra il silenzio criminoso del regime cinese. Una sollevazione – che lascerà un segno indelebile nell’era del “post Covid 19” – contro le furbizie, le omissioni, le menzogne, i ritardi e le colpe del colosso comunista.

Non è più solo Donald Trump a tuonare, a minacciare, a tacciare di complicità l’OMS da tempo in sospetta sintonia col gigante rosso. L’ondata anti-Pechino si è allargata dalla Casa Bianca alla Francia, alla Germania, alla Gran Bretagna, alla Spagna, all’Australia. Assordante, invece, il codardo silenzio del nostrano governo rossogiallo, troppo impegnato a imbastire affari con il paese del nuovo Mao e a vagheggiare sogni di subalterna grandezza sulla scia del sì entusiastico al miraggio della moderna Via della Seta, cavallo di battaglia dell’imperatore Xi e del suo disegno egemonico sul pianeta.

Ma l’attacco più violento fin qui sferrato alla bugiarda arroganza cinese viene dalla Germania e dal suo quotidiano più diffuso, la “Bild Zeitung”, tabloid irriverente che vende qualcosa come cinque milioni di copie al giorno, il media tradizionalmente più sintonizzato sugli umori e la pancia del popolo tedesco. La lettera aperta del direttore del giornale a Xi Jinping è una mazzata che non lascia equivoci e che ha provocato l’adirata e gelida replica dell’Ambasciata di Pechino in Germania con tanto di successiva (e sorprendente) dichiarazione della panzer-cancelliera, quasi un suggello alla requisitoria firmata da Julian Reichelt. “Più la Cina sarà trasparente sulla storia delle origini del Coronavirus – ha puntualizzato la Merkel – più consentirà al resto degli stati di combatterlo meglio traendo profitto dalla sua esperienza”. Come a dire: finora non l’avete fatto e questo ci ha danneggiato tutti gravemente!

Il bello è che il Ministero degli Esteri di Xi pretendeva le scuse e le riverenze della “Bild” e si è invece trovato di fronte una Frau Angela per niente disposta a prendere le distanze dall’invettiva del quotidiano di casa malgrado i toni incendiari da esso usato. Basta leggere il titolo per rendersene conto: “Xi, il dittatore che ha infettato il mondo e che vuole rafforzarsi grazie al virus!”. Ma ogni frase dell’articolo è un colpo mortale al regime comunista e al suo leader maximo. “Lei governa con la sorveglianza – scrive il tosto Reichter – Lei non sarebbe presidente senza la sorveglianza. Lei controlla qualunque cosa, qualunque cittadino, ma si rifiuta di monitorare i ‘wet market’ (i mercatini degli animali) infetti. Lei ha fatto chiudere tutti i giornali e i siti internet che si erano mostrati critici nei confronti del suo operato, ma si è ben guardato dal toccare le bancarelle che vendono zuppe al pipistrello. Lei non controlla solo i suoi cittadini, ma li mette in pericolo come fa con tutto il mondo”.

C’è una parte dell’ editoriale di Reichter che ironizza sulle mascherine che Pechino ha graziosamente sparso qua e là per sottolineare il suo sentimento di solidarietà universale e, peraltro, facendosele pagare per sorreggere il suo export in difficoltà. Come non rivolgere il pensiero alla povera Italietta, che – attraverso i ripetuti salamelecchi di Luigi Di Maio – si è sperticata in lodi e ringraziamenti al governo cinese per quattro dispositivi sanitari e un pugno di medici spediti propagandisticamente nel Belpaese in ginocchio? Ricordate i proclami del responsabile della Farnesina all’arrivo degli “aiuti” cinesi? “Non siamo soli, vedete. Abbiamo questi generosi amici che sostengono la nostra dura battaglia”. Parole sante, quelle di Giggino il cinesino…

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