giovanni masotti

Giornalista e scrittore

Coronavirus: e adesso gli untori sono i francesi

I tedeschi della regione del Saar non li vogliono!

untori sono i francesi

Non nascondo che una certa soddisfazioncella l’ho provata nell’apprendere che in Germania – o perlomeno in una parte importante di essa – i cari cuginetti francesi vengono considerati degli untori, pericolosi cunei del virus in territorio teutonico, e di conseguenza ricacciati indietro nella vicina Alsazia, capoluogo della quale (mi viene da ridere) è nientemeno Strasburgo, sede delle plenarie del Parlamento europeo! Un bel contrappasso per gli spiritosi galletti d’Oltralpe, che ci confezionarono un mesetto fa quel vomitevole spot sul nuovo imbattibile prodotto della gastronomia italiana, la “pizza Corona”… E un sonoro schiaffone a quel balbettante cicisbeo di Monsieur le President, che – in questi giorni – con una delle sue classiche giravolte sta riappiccicandosi alle gonnelle della panzer-cancelliera, timoroso che quella lo freghi riaprendo prima di lui le industrie, mettendo così in ginocchio l’ansimante export transalpino e riavviandosi a comandare a bacchetta il vecchio continente stavolta da sola, senza più il suo concorso (ormai superfluo e disutile).

Incredibile ma vero quello che accade di questi tempi alle migliaia e migliaia di lavoratori francesi, che – percorsa una manciata di chilometri – dall’Alsazia approdano quotidianamente nella a lungo contesa Saarland, regione ricca e costellata di miniere. Gli insalutati ospiti vengono regolarmente accolti a sputi, insulti e minacce e raggiunti da frequenti lanci di uova, nonché respinti da qualche farmacia dove magari si recano per acquistare una innocente Tachipirina. Alla maggior parte di loro, umiliati e offesi, non resta che girare i tacchi e tornarsene a casetta con le pive nel sacco e una formidabile incazzatura. La protesta degli incolpevoli frontalieri monta sui social di Francia e non passa inosservata all’Eliseo, che qualche flebile rimostranza deve averla rivolta all’indirizzo di Berlino. Tanto che si è sfiorata la crisi diplomatica tra i due pilastri dell’Unione bruxellese finché la prudente Angela, pur non abbassandosi a prendere direttamente la parola per una tale quisquilia, ha fatto scendere in campo due pezzi da novanta del suo alacre gabinetto – il ministro degli Esteri Heiko Maas e quella dell’Economia del Saarland Anke Rehlinger – ai quali è toccato spegnere l’incendio e rimbrottare i propri concittadini distintisi per tanta ingiustificabile intolleranza appellandosi salomonicamente all’unità delle nazionalità nella lotta al Covid-19.

Morale della favola: mai irridere i dolori e i morti altrui se non si vuole incappare in una sorte simile. Chi l’avrebbe immaginato che i crucchi sarebbero arrivati a scorgere nell’Alsazia la Lombardia di Francia e a trattare la gente di lì come buona parte dei transalpini ha trattato noi italiani? Che la lezione serva.

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